Fotografa "ignorando" il soggetto!


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Tutti noi quando fotografiamo siamo abituati a concentrare la nostra attenzione sul soggetto, o sui soggetti, che intendiamo riprendere.

Cerchiamo di farli rendere al meglio. Se si tratta di un ritratto ci preoccupiamo dell’angolo di illuminazione, dell’espressione del volto, del punto di fuoco.

Tutto giustissimo.

Oggi però, voglio portare alla tua attenzione un elemento che spesso viene sottovalutato, quando non completamente ignorato, nel processo di composizione dell’immagine.

Sto parlando del cosiddetto "spazio negativo", ovvero tutto quello spazio del fotogramma che circonda gli elementi principali dell’immagine.

Cerchiamo di riempire l’immagine di punti di interesse. Puntiamo a fare in modo che ogni centimetro della nostra fotografia contenga qualcosa che possa attrarre lo sguardo del nostro pubblico.

Così, lo spazio negativo diventa lo scarto, quello che resta dopo che noi abbiamo collocato i soggetti nell’inquadratura. Questo però rischia di portarci a composizioni troppo affollate, confuse, che lasciano disorientato lo spettatore senza riuscire a trasmettergli il vero senso di quello che intendevamo comunicare.

Ed è proprio qui che lo spazio negativo assume il ruolo di protagonista.

Il ruolo fondamentale dello spazio negativo come elemento compositivo è consolidato da millenni in tutte le arti (pensa alle pause in musica, o agli spazi vuoti in architettura), e in particolare in quelle figurative. Ovviamente quindi, anche in fotografia.

Spesso è proprio lo spazio negativo a trasformare una fotografia "ordinaria" in un capolavoro.

Non tenerne conto è una leggerezza che può costarti cara, rovinando composizioni potenzialmente efficaci.

Guarda questo scatto per farti un’idea...





Lo spazio negativo contribuisce alla composizione della fotografia primariamente in quattro modi:
  • E’ lo strumento più efficace per controllare il bilanciamento dell’immagine. Infatti, puoi modificare radicalmente il peso grafico di un elemento dell’immagine, semplicemente aumentando o riducendo lo spazio negativo che lo circonda. E, ancora di più, cambiando le proporzioni tra la quantità di spazio negativo che separa il soggetto dai bordi dell’inquadratura e quella che lo divide dal centro del fotogramma. Prova!
  • Lo spazio negativo funge da amplificatore del messaggio che trasmetti con la fotografia. Soprattutto quando il messaggio non è urlato, ma magari sussurrato sottovoce. Un po’ come la cassa armonica di una chitarra classica: raccoglie la vibrazione tenue delle corde e la trasforma in un suono che può risuonare per un intero teatro, senza bisogno di altri ausili. Un chitarra elettrica invece, senza cassa, non si sente se non viene aiutata da un amplificatore esterno…
  • Lo spazio negativo crea il contesto entro il quale si sviluppa l'intento catturato dall’immagine. Si dice che lo spazio negativo dia respiro al soggetto. Includere spazio negativo nella direzione del movimento del soggetto principale, o del suo sguardo (se si tratta di essere vivente), infonde un senso di armonia e di equilibrio in chi guarda la fotografia. Viceversa, comprimerlo troppo induce quasi un senso di asfissia nell’osservatore. Cosa che può essere ovviamente sfruttata a sua volta: per esempio, includere spazio negativo dietro un'automobile in corsa, invece che davanti, può esasperare il senso di velocità che trasmette l’immagine.
  • Infine, il contributo più ovvio. Lo spazio negativo è il più potente attrattore dello sguardo dell'osservatore verso il soggetto. Prendi un foglio completamente bianco. Tutto spazio negativo. Ora prendi un bel pennarello spesso, nero, e disegna un pallino in un qualunque punto del foglio. Dove cadrà lo sguardo del pubblico?
Per tutte queste ragioni, è importante che non sottovaluti il ruolo dello spazio negativo nelle tue composizioni. Ma come tenerne conto?

Ed ecco il senso dello (s)consiglio di oggi. Prova a guardare alla scena che stai componendo ignorando i soggetti.

Infatti, quando guardiamo un soggetto (un soggetto qualunque), il nostro cervello richiama inconsciamente una lunga lista di preconcetti riguardo a come quel soggetto "è": la sua forma, il suo colore, la dimensione, persino la consistenza o l’apparenza della sua superficie.

Questi preconcetti sono legati alla nostra esperienza con il soggetto ( o con soggetti simili) nel mondo reale e ci permettono di figurare nel nostro cervello una scena molto più ricca di quella effettivamente percepita dai nostri occhi.

Per esempio, non è raro "vedere" gli oggetti del proprio colore anche in penombra, quando in realtà la capacità della nostra retina di registrare il colore è estremamente limitata. Ma se noi sappiamo che un oggetto è rosso (perché ci è famigliare), il nostro cervello ce lo fa percepire come rosso anche quando non saremmo teoricamente in grado di derivare questa conoscenza dall’osservazione diretta della scena.

Questo comporta che se nel guardare la scena ci focalizziamo sui soggetti, è molto difficile tenere separato nel nostro cervello quello che effettivamente vediamo dagli ingredienti che il nostro cervello aggiunge per completare il quadro.

Il risultato è che a volte vediamo (crediamo di vedere) delle scene che sono estremamente interessanti nella nostra testa, ma che non corrispondono poi a quello che sarà catturato dal sensore al momento dello scatto.

Una contromisura efficace è quella di provare a guardare alla scena come una semplice composizione di superfici e contorni.

In questo senso, pensare alla composizione in negativo, ignorando i soggetti e considerandoli solo come delle silhouette che separano aree di spazio negativo, aiuterà il tuo cervello a percepire più chiaramente il reale rapporto fra i diversi elementi dell’inquadratura, eliminando – o per lo meno riducendo – la distorsione operata dalla tua immaginazione.

I disegnatori ottengono un effetto simile lavorando a un disegno mentre lo tengono girato al contrario: il cervello perde la relazione tra gli elementi dell’immagine e quello che rappresentano, e si concentra più facilmente sugli aspetti meramente grafici della composizione.

Per questo stesso motivo alcuni sostengono che si riescano ad ottenere composizioni più efficaci in macchine a pozzetto che mostrano l’immagine invertita a causa della mancanza dello specchio (come le vecchie Hasselblad). Anche se devo dire che personalmente sono sempre stato un po’ scettico su questo punto…

In conclusione, è più intuitivo concentrare la nostra attenzione sul soggetto principale della nostra fotografia, sulle emozioni che trasmette, su come farle risaltare. E spesso, la soluzione è proprio quella di stringere l’inquadratura e riempirla di quella emozione.

Ma non sempre.

Lo spazio negativo può essere un eccezionale strumento di amplificazione e armonizzazione delle immagini. Di primo acchito può sembrare che rendendo il soggetto più piccolo lo sminuisca e lo faccia diventare insignificante. Ma, a ben guardare invece, può esaltarlo, facendolo risuonare e amplificandone il messaggio. Il soggetto sembra più piccolo, ma in realtà la sua importanza cresce agli occhi di chi osserva.

Un altro classico caso in cui il meno diventa più. Impara a controllarlo, può diventare uno strumento formidabile.